Energia, imprese sotto pressione

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L’aumento dei costi energetici pesa sulla liquidità delle aziende campane e apre nuove sfide per il sistema produttivo e l’economia reale

Luigi Carfora, Presidente di Confimi Industria Campania, lancia un allarme chiaro sugli effetti dello shock energetico seguito alle tensioni internazionali di fine febbraio 2026, sottolineando come “il peggio debba ancora arrivare” per il sistema produttivo, già oggi alle prese con una crescente crisi di liquidità e con un numero significativo di imprese e posti di lavoro a rischio (fonte: dichiarazioni Luigi Carfora, Confimi Industria Campania, 17 marzo 2026).

L’attacco militare del 28 febbraio ha infatti innescato una nuova fase di instabilità globale, con un impatto immediato sui mercati energetici. In pochi giorni, i prezzi di petrolio, gas naturale ed energia elettrica hanno registrato aumenti molto rilevanti: il Brent è passato da circa 74 a oltre 104 dollari al barile (+40%), il gas TTF da circa 31 a oltre 50 €/MWh (+60%), mentre il prezzo dell’energia elettrica in Italia (PUN) è salito fino a valori compresi tra 150 e 165 €/MWh, con incrementi tra il 27% e il 40%.

Questi aumenti stanno già incidendo sul costo della vita, ma secondo Carfora il vero impatto deve ancora manifestarsi pienamente. Se da un lato famiglie e cittadini iniziano a risentire dell’aumento di bollette, gas e carburanti, dall’altro il sistema produttivo sta affrontando una fase ancora più critica. Gli aumenti dei costi energetici, infatti, non si trasferiscono immediatamente sui prezzi finali: i contratti di fornitura sono già stati sottoscritti, i listini non sono aggiornabili in tempo reale, la grande distribuzione mantiene rigidità nel breve periodo e la concorrenza impedisce alle imprese di scaricare subito i rincari sui clienti. Il risultato è che le aziende stanno assorbendo l’impatto con la propria liquidità.

In Campania questo scenario si inserisce in un tessuto produttivo ampio ma fragile. Secondo i dati Unioncamere–Infocamere, le imprese registrate sono circa 595.000, di cui oltre 500.000 attive, distribuite principalmente tra commercio (165.000), costruzioni (75.000), manifattura (40.000), turismo e ristorazione (oltre 60.000) e trasporto e logistica (18.000). Oltre il 95% è rappresentato da micro e piccole imprese (fonte ISTAT), particolarmente esposte agli shock dei costi.

L’impatto dell’energia sui bilanci aziendali è significativo: nelle imprese manifatturiere incide tra il 10% e il 20% dei costi, superando il 30% nei settori energivori, mentre nel trasporto merci il carburante pesa per circa il 35% dei costi operativi. Con gli aumenti attuali, l’impatto complessivo è stimabile tra il 5% e il 7% del fatturato.

Una simulazione su una PMI campana con fatturato di 2 milioni di euro evidenzia un incremento dei costi pari al 6,6% del fatturato, a fronte di margini medi compresi tra il 3% e il 6% (fonte Banca d’Italia). Ne deriva che molte imprese stanno già operando in perdita.

Il nodo più urgente è quello della liquidità: le aziende sostengono immediatamente i costi di energia e carburanti, ma incassano con tempi che arrivano fino a 120 giorni, generando una pressione finanziaria crescente. In base alla distribuzione dei margini, tra il 15% e il 20% delle imprese campane – pari a circa 75.000–100.000 realtà – risulta già oggi in difficoltà finanziaria.

Se i prezzi energetici dovessero mantenersi su questi livelli, le stime indicano un rischio concreto di chiusura per 40.000–60.000 imprese e la possibile perdita di oltre 120.000 posti di lavoro, su un totale di circa 1,7 milioni di occupati in regione (fonte ISTAT).

Anche per le famiglie, secondo Carfora, il conto più pesante deve ancora arrivare. Quando le imprese non saranno più in grado di assorbire i costi, gli aumenti si trasferiranno sui prezzi finali: considerando che energia e trasporti incidono per il 10%-15% sul prezzo dei beni alimentari, si stima un aumento del carrello della spesa tra il 4% e l’8%.

Il riferimento è inevitabilmente alla crisi del 2022, quando il gas TTF superò i 300 €/MWh e le bollette arrivarono a moltiplicarsi fino a dieci volte. Oggi, però, il sistema produttivo si trova ad affrontare un nuovo shock in condizioni di maggiore fragilità.

“Quello che sta accadendo è estremamente chiaro: il sistema produttivo campano sta già assorbendo uno shock energetico violento, e lo sta facendo da solo, senza strumenti adeguati di compensazione”, afferma Carfora. “Oggi vediamo l’aumento delle bollette e dei carburanti, ma il vero problema è quello che ancora non si vede: imprese che lavorano in perdita, liquidità che si esaurisce, margini azzerati. È questo il punto più pericoloso”.

“I numeri sono inequivocabili: tra 75 mila e 100 mila imprese sono già in difficoltà finanziaria. Senza un intervento immediato, il rischio è la chiusura di decine di migliaia di aziende e la perdita di oltre 120 mila posti di lavoro”.

Il tema, conclude, non è solo economico ma sociale: “Se si rompe il sistema delle imprese, si rompe il lavoro, si rompe il reddito delle famiglie e aumenta la povertà. Non possiamo permetterci tempi lunghi né sottovalutazioni. Serve un intervento immediato, concreto e proporzionato alla gravità della situazione. Perché questa volta il conto rischia di essere ancora più pesante. E di arrivare tutto insieme”.

 

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