Innovazione in Campania, il punto di Antonio Prigiobbo

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Innovazione in Campania: tra crescita nei dati e ritardi strutturali. Il punto di Antonio Prigiobbo

Negli ultimi anni la Campania ha registrato uno dei miglioramenti percentuali più rilevanti negli indicatori europei di innovazione, come evidenziato dal Regional Innovation Scoreboard. Un dato reale, sostenuto dal ruolo delle università, dall’arrivo di grandi player tecnologici e dalla crescita dell’ecosistema startup, anche grazie agli investimenti pubblici degli ultimi anni.

Ma il quadro, se osservato nel suo insieme, racconta una realtà più complessa.

«Il tema non è se la Campania stia migliorando, ma da dove partiva e cosa sta realmente diventando», osserva Antonio Prigiobbo, esperto di innovazione e fondatore di NAStartUp. «La crescita è in gran parte relativa: partivamo da livelli molto bassi e, nonostante i progressi, restiamo indietro su indicatori fondamentali come venture capital, brevetti e sviluppo di imprese tecnologiche».

Secondo Prigiobbo, il nodo centrale riguarda la trasformazione dell’innovazione in economia reale. «Produciamo ricerca, idee e progettualità, ma fatichiamo a trasformarle in industria, lavoro qualificato e imprese che crescono sul territorio. Senza capitale privato e senza una vera integrazione con il sistema produttivo, l’ecosistema resta fragile».

Il tema del venture capital, in particolare, rappresenta una delle principali criticità. «In Campania il capitale di rischio è ancora marginale. Le startup che funzionano davvero spesso sono costrette a trasferirsi altrove per trovare investimenti e mercato».

A ciò si aggiunge una debole connessione tra innovazione e imprese. Il tessuto produttivo locale, composto in larga parte da microimprese, limita la capacità di investire in ricerca e sviluppo e rende difficile la costruzione di filiere tecnologiche competitive.

«Negli ultimi dieci anni il mondo ha vissuto una trasformazione tecnologica profonda. In questo scenario la Campania non ha ancora sviluppato una strategia industriale chiara su tre fronti decisivi: finanza dell’innovazione, attrazione di talenti e sviluppo di settori tecnologici avanzati», prosegue Prigiobbo.

Il rischio, conclude, è quello di un’illusione statistica. «Migliorare nei ranking europei non basta se questo non si traduce in nuova ricchezza, occupazione qualificata e imprese competitive. L’innovazione non è una narrazione: è un sistema produttivo».

Eppure le basi non mancano. «La Campania ha un capitale umano straordinario e una forte presenza universitaria. Ma serve un cambio di approccio: meno storytelling e più economia reale. Solo così il territorio potrà diventare davvero competitivo nell’economia del futuro».

Qui l’analisi completa

 

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Immagine di La Redazione
La Redazione

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