In un tempo in cui l’innovazione è spesso sinonimo di accelerazione tecnologica, esistono realtà che la interpretano come responsabilità e radicamento. Casartigiani rappresenta a Napoli un presidio dell’economia reale: 164 mestieri, microimprese, saperi che si trasformano senza perdere identità
Fabrizio Luongo, alla guida della struttura e vicepresidente della Camera di Commercio di Napoli, propone una visione chiara: l’Artigianato non è nostalgia, ma una delle forme più contemporanee di impresa, perché mette al centro la persona.
Il mercato contemporaneo chiede autenticità, qualità, sostenibilità. L’Artigianato può essere una risposta credibile?
«Il mercato non chiede più prodotti qualunque. In un mondo sempre più omologato, dove anche l’alimentare tende alla standardizzazione, cresce il bisogno di autenticità. Noi siamo ciò che mangiamo, ciò che indossiamo, ciò che utilizziamo ogni giorno.
L’Artigianato, se ben accompagnato, è la risposta più credibile in termini di unicità, genuinità, tracciabilità e responsabilità sociale. È un modello produttivo che mette al centro la persona e non solo il profitto».
Quali sono oggi le principali difficoltà nel percorso di innovazione?

«Le difficoltà sono molte e non vanno banalizzate. La prima è l’accesso al credito. Innovare richiede investimenti e non tutte le imprese hanno garanzie adeguate. Guardiamo però con fiducia alla rinascita della nuova Artigiancassa, che può rappresentare uno strumento concreto di accompagnamento alla crescita.
La seconda è la complessità burocratica: bandi e rendicontazioni spesso scoraggiano. Nel mio ruolo alla Camera di Commercio cerco di tradurre i fabbisogni reali in strumenti più accessibili.
La terza riguarda il divario formativo, soprattutto digitale e manageriale. Con l’Istituto del Maestro Artigiano lavoriamo affinché l’Artigianato sia anche cultura d’impresa, leadership e capacità organizzativa.
Infine, c’è l’isolamento: troppe microimprese operano da sole. Associarsi significa avere più forza, più tutela e maggiore peso negoziale».
Cosa manca davvero per accompagnare la trasformazione?
«Serve una forte brand reputation che valorizzi le 164 professioni dell’Artigianato, che non appartengono solo al comparto artistico-tradizionale. L’Artigianato non è un’immagine romantica o un mestiere di ripiego: è un universo moderno e dinamico. Le scuole di indirizzo faticano a trovare iscritti e manca manodopera specializzata. Molti giovani ambiscono giustamente a un posto da dipendenti, ma dovrebbero essere messi nelle condizioni di immaginarsi imprenditori di sé stessi, con il supporto della scuola e delle associazioni.
Manca anche un grande appuntamento annuale dell’Artigianato napoletano: una fiera o un evento identitario stabile, capace di dare visibilità e orgoglio a un settore che è colonna portante dell’economia reale. L’Artigianato non è il passato dell’Italia, ma la sua forma più moderna di impresa: flessibile, sostenibile, umano. Se identità, innovazione e rete sapranno dialogare, Napoli potrà diventare un laboratorio nazionale di rinascita produttiva. Non è uno slogan, ma una responsabilità».




