Con Q01 e il Metodo PLAN, Davide Bussetti racconta una visione dell’intelligenza artificiale fondata su metodo, competenze, luoghi e relazioni. Un modello che punta a trasformare la Campania in un laboratorio permanente di innovazione, capace di connettere imprese, cultura, turismo e talenti
Lanificio Digitale nasce a Napoli come hub dedicato all’innovazione, con l’obiettivo di connettere imprese, start up, università, istituzioni e talenti. Un progetto che integra tecnologia, formazione, luoghi fisici e network per trasformare l’innovazione in cultura condivisa e sviluppo per il territorio. Davide Bussetti, CEO e founder, ci racconta visione e obiettivi di questo percorso.
Q01 è una piattaforma pensata per semplificare lo sviluppo di soluzioni digitali e integrare l’IA nei processi aziendali. In che modo aiuta le imprese a passare dalla sperimentazione a una cultura dell’innovazione più strutturata?
«Credo che oggi molte aziende stiano vivendo la stessa situazione: tutti parlano di intelligenza artificiale e fanno qualche esperimento, ma poche riescono a trasformarla in un vantaggio competitivo stabile. Il problema non è l’IA, ma il metodo. Abbiamo creato Q01 proprio per questo: non una semplice piattaforma che genera codice o automatizza attività, ma un sistema che aiuta le aziende a trasformare la conoscenza che già possiedono in un patrimonio digitale condiviso.
Ogni impresa ha competenze, processi, regole ed esperienze costruiti in anni di lavoro. Q01 organizza questo know-how in contesti strutturati che guidano gli agenti di intelligenza artificiale, permettendo loro di lavorare secondo gli standard dell’azienda. In questo modo l’innovazione non dipende più dal singolo progetto o dalla persona più esperta, ma diventa una capacità permanente dell’organizzazione.
È questo il vero cambio di paradigma: passare dal fare innovazione al diventare un’organizzazione capace di innovare ogni giorno».
Q01 riduce il carico cognitivo, semplifica l’onboarding e supporta anche team piccoli o junior developer. Quanto conta oggi costruire tecnologie che rendano le persone più autonome e coinvolte?
«Per me questo è forse il tema più importante: l’intelligenza artificiale non deve creare una nuova élite tecnologica, ma democratizzare l’innovazione. Oggi molte aziende faticano a trovare professionisti esperti e, quando li trovano, il loro patrimonio di conoscenze resta spesso confinato nelle persone. Con Q01 accade l’opposto: le competenze vengono trasformate in un patrimonio condiviso attraverso skill, contesti e guardrail.
Chi entra in azienda, anche se giovane o con poca esperienza, può contribuire più velocemente perché lavora in un ecosistema che lo guida. L’IA non sostituisce le persone: le rende più sicure, autonome e concentrate sulle attività a maggior valore. Il futuro non appartiene alle aziende con più sviluppatori, ma a quelle che sapranno valorizzare meglio il talento delle proprie persone».
Q01 è parte del Metodo PLAN, insieme a Platform, Location, Academy e Network. Perché l’innovazione richiede non solo tecnologia, ma anche luoghi, formazione e relazioni?
«Perché l’innovazione nasce sempre dalle persone. La tecnologia è un acceleratore straordinario, ma da sola non crea cambiamento.
Per questo abbiamo costruito il Metodo PLAN: Q01 rappresenta la Platform, il motore tecnologico. Ma serve anche una Location, un luogo fisico dove imprenditori, start up, università, professionisti e istituzioni possano incontrarsi e contaminarsi. È esattamente quello che stiamo costruendo con il Lanificio Digitale, nel cuore di Napoli. Serve poi una academy, perché il vero vantaggio competitivo non sarà possedere l’Intelligenza Artificiale, ma avere persone capaci di governarla. Infine, serve un network di partner che condividano standard, competenze e visione.
È per questo che mi piace definire Q01 come l’ombelico dell’innovazione della Campania: non per accentrare, ma per creare un punto di connessione tra imprese, talenti, università, start up e pubbliche amministrazioni.
La Campania ha un patrimonio straordinario di creatività, competenze e capacità imprenditoriale. Il nostro obiettivo è costruire un ecosistema che metta in relazione queste eccellenze e renda l’innovazione una cultura condivisa, dimostrando che il Sud può non solo adottarla, ma contribuire a definirne il futuro. In fondo, credo che la sfida più importante non sia costruire una piattaforma tecnologica, ma costruire un ecosistema in cui l’innovazione diventi cultura condivisa».
Cultura e turismo sono leve strategiche per Napoli e la Campania. In che modo Lanificio Digitale può generare nuovo valore per il patrimonio culturale e per l’ecosistema territoriale?
«Credo che oggi la sfida non sia semplicemente digitalizzare il patrimonio culturale, ma renderlo vivo, connesso e capace di generare nuove opportunità economiche.
La Campania possiede uno dei patrimoni culturali più importanti al mondo. Quello che spesso manca è un’infrastruttura capace di mettere in relazione cultura, imprese, turismo, creatività e innovazione. È esattamente il ruolo che vogliamo svolgere con Lanificio Digitale. Attraverso Q01 possiamo aiutare istituzioni, musei, fondazioni, operatori turistici e imprese culturali a sviluppare nuovi servizi digitali, esperienze immersive, piattaforme intelligenti e strumenti basati sull’intelligenza artificiale per valorizzare contenuti e semplificarne la fruizione.
La blockchain, invece, può certificare autenticità, provenienza e proprietà digitale di opere, contenuti ed esperienze, aprendo nuovi modelli di valorizzazione economica. Ma il vero valore non è la tecnologia: è la capacità di creare un ecosistema. Immaginiamo Lanificio Digitale come una fabbrica di innovazione aperta, dove imprese, startup, università, artisti, istituzioni e giovani talenti possano collaborare per progettare il futuro del territorio. Napoli è sempre stata una città capace di generare cultura. Oggi ha l’opportunità di diventare anche una città capace di esportare innovazione, trasformando il patrimonio culturale della Campania in un motore di sviluppo economico e sociale».




