Dalla sperimentazione vitivinicola alle nuove forme di partenariato pubblico-privato: Vincenzo Calvanese, responsabile dell’Ufficio Tecnico del Parco Archeologico di Pompei, racconta come il sito stia diventando un laboratorio di sostenibilità e valorizzazione del patrimonio
Pompei non è soltanto uno dei siti archeologici più visitati al mondo: oggi rappresenta anche un luogo di sperimentazione dove tutela del patrimonio, sostenibilità e innovazione gestionale si incontrano per creare nuovi modelli di valorizzazione culturale. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Calvanese, Funzionario Ingegnere del Ministero della Cultura e Responsabile dell’Ufficio Tecnico del Parco Archeologico di Pompei.
Il progetto vitivinicolo realizzato all’interno del Parco Archeologico di Pompei rappresenta un unicum a livello internazionale. In che modo questa iniziativa coniuga tutela del patrimonio, innovazione e sostenibilità?
«Lo sviluppo all’interno delle aree demaniali in consegna al Parco Archeologico di Pompei di una vera e propria media azienda vitivinicola rappresenta una sfida culturale e gestionale anche per i contenuti di innovazione e valorizzazione del patrimonio che rappresenta.

Il Parco Archeologico di Pompei gestisce una decina di siti culturali nella regione vesuviana per una superficie complessiva di quasi 150 ettari di territorio di cui solo una metà effettivamente interessate da patrimonio archeologico portato alla luce dagli scavi archeologici dalla metà del 1700 ad oggi. Il resto costituisce spazi verdi non ancora scavati e liberati dalla coltre dei materiali dell’eruzione del 79 d.c. oppure costituisce aree extra moenia o fuori dalle ville suburbane, acquisite al patrimonio demaniale dello stato al fine di creare delle zone cuscinetto intorno ai siti come le ville di Castellammare di Stabia. La scelta strategica del Parco di convertire parte di queste aree verdi a vigneti unisce la doppia opportunità di ridurre i costi della mera manutenzione e pulizia delle aree unitamente all’opportunità di sviluppare nuove progettualità e partenariati per la produzione con tecniche antiche e bio-sostenibili, culture vitivinicole».
Il partenariato tra pubblico e privato, come quello avviato con Feudi di San Gregorio, introduce nuove forme di collaborazione. Quanto è strategico per Pompei sperimentare modelli di governance orientati al bene comune?
«Il Parco Archeologico di Pompei si propone sempre come luogo dell’innovazione e della sperimentazione, con attenzione alle tematiche dell’inclusione, della sostenibilità e della valorizzazione del patrimonio culturale (intendendovi comprendere anche i valori ambientali e paesaggistici della cintura verde intorno al perimetro delle mura della città antica).
In tale ottica si inseriscono le iniziative di coinvolgimento di aziende private particolarmente sensibili ai temi dello sviluppo culturale e della sostenibilità delle colture quale Feudi di San Gregorio e la REAM Srl, con cui stiamo iniziando una nuova avventura con la costituzione di una azienda agricola per valorizzare colture autoctone e produzioni fruttifere ed orticole sostenibili».
Pompei è il primo parco archeologico nazionale ad aver ottenuto la certificazione del Sistema di Gestione Qualità ISO 9001. In che modo l’innovazione nei processi organizzativi contribuisce alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio?
«Come responsabile dell’ufficio tecnico, condividendo ogni scelta con il Direttore Generale Gabriel Zuchtriegel, in questi anni ho cercato di approcciare il mio ruolo con spirito manageriale finalizzando l’impegno mio e dei numerosi colleghi che afferiscono alla mia area di competenza (tecnici, architetti, ingegneri, archeolgici, restauratori, geometri, assistenti amministrativi) ad una organizzazione produttiva, efficiente, condivisa e moderna per affrontare le tante sfide quotidiane della gestione, tutela, conservazione e valorizzazione di uno dei siti archeologici più famosi e visitati nel mondo.
Questo approccio presuppone una gestione efficiente ed organizzata, procedure certe, trasparenti, rispettose dei dettati normativi e scevre di inutili appesantimenti e perniciose sovrapposizioni. Pertanto operare nello spirito delle normative in materia di gestione della qualità (ISO 9001:2025), mutuandole dal settore privato e provando ad applicarle ad una struttura pubblica, garantisce appunto maggiore trasparenza, rapidità ed efficienza dei processi. Per la prima volta, poche settimane fa, si è ottenuta una nuova Certificazione, che tra l’altro garantisce la nostra iscrizione nell’Elenco ANAC delle Stazioni appaltanti di prima fascia, rendendo il Parco Archeologico di Pompei autonomo nel gestire procedure di gara. Tale riconoscimento è stato esteso, oltre che alle fasi di progettazione, anche alle fasi di procurement e soprattutto alla verifica dei progetti ai sensi dell’articolo 42 del D. LGS. 36/2023 (la rispondenza del progetto alle esigenze espresse nel documento d’indirizzo e la sua conformità alla normativa vigente) indispensabile per l’approvazione e la messa in gara dei progetti».
Guardando al futuro, quale visione guiderà lo sviluppo del Parco Archeologico di Pompei nei prossimi anni?
«La visione è quella del Direttore Generale Gabriel Zuchtriegel, che guida il Parco dal 2021 e continuerà fino al 2029 sviluppata ed illustrata nel Piano della Sostenibilità – Piano Strategico 2024-2030 e nel Piano di Gestione del Sito Unesco 829 Pompei-Ercolano-Torre Annunziata. La parola chiave per il futuro è sostenibilità, declinata in tutte le tematiche e con tutte le sfaccettature che questo concetto può implicare: dalla sostenibilità ambientale (strategie a basso impatto, uso di fonti rinnovabili) alla sostenibilità economica (tarando gli investimenti sulle reali capacità di attrarre investimenti e di spesa), alla sostenibilità della conservazione del patrimonio (controllo dei flussi turistici, diversificazione dei percorsi, gestione dell’overtourism)».




