Indice prezzi al consumo della città di Napoli

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A gennaio 2026 i prezzi a Napoli crescono moderatamente, ma restano sotto pressione energia e spesa alimentare, con effetti concreti sul costo della vita quotidiano

L’inizio del 2026 conferma una dinamica dei prezzi ancora moderata, ma tutt’altro che uniforme. A Napoli, a gennaio, l’indice dei prezzi al consumo registra un aumento mensile dello 0,8% e una crescita tendenziale annua dell’1,7%. Il quadro che emerge non è quello di una nuova fiammata inflazionistica, quanto piuttosto di una pressione diffusa e disomogenea che continua a incidere in modo diverso sui capitoli di spesa delle famiglie, soprattutto quando si guarda alle voci più quotidiane e meno comprimibili.

Il dato complessivo sintetizza movimenti molto differenti tra i settori. A spingere maggiormente i prezzi è il comparto dell’abitazione e dell’energia, che segna un incremento mensile del 4,4%, con una crescita particolarmente marcata dell’elettricità (+15,5%). Parallelamente, i servizi di ristorazione e alloggio crescono dello 0,4%, mentre i trasporti mostrano una flessione mensile dell’1,6%, in un contesto in cui alcune componenti della mobilità risultano in calo e altre restano più stabili.

Il carrello della spesa resta uno degli osservatori più sensibili dell’inflazione percepita. I prodotti alimentari e le bevande analcoliche aumentano dell’1,1% su base mensile e del 4,2% su base annua, confermando una pressione ancora significativa sui consumi di base. All’interno della categoria emergono rialzi rilevanti per alcune voci: paste alimentari (+2,2%), pesci secchi/salati/in salamoia o affumicati (+4,9%), preparazioni a base di pesci (+4,1%), ortaggi a frutto freschi o refrigerati (+7,7%), zucchero (+6,1%). In parallelo, si osservano anche diminuzioni su altri prodotti, come il latte crudo e intero (-0,8%) e lo yogurt (-1,2%), a testimonianza di una dinamica sempre più “selettiva”: non cresce tutto, ma crescono soprattutto alcune voci ad alta frequenza d’acquisto.

Più contenute risultano le variazioni in altri comparti. L’abbigliamento e calzature appare stabile su base mensile, mentre la sanità registra movimenti limitati. Nel capitolo informazione e comunicazione, la dinamica è articolata: alcuni beni tecnologici mostrano rialzi mensili, ma il saldo tendenziale annuo resta negativo (-4%) per la divisione, segnalando un’area dove la pressione dei prezzi è più debole rispetto ad altre. Anche i servizi finanziari e assicurativi evidenziano una crescita tendenziale del 3,2%, un segnale di costi che possono incidere indirettamente sui bilanci familiari.

In sintesi, Napoli apre il 2026 con un’inflazione che non accelera in modo generalizzato, ma si redistribuisce tra energia, alimentari e alcuni servizi. Il rallentamento rispetto alle fasi più acute del ciclo inflattivo non elimina però l’impatto sul costo della vita: quando gli aumenti si concentrano su casa e spesa quotidiana, l’effetto è immediato e più percepibile. Ed è proprio questa distanza tra la “media” dell’indice generale e la realtà della spesa corrente a rappresentare oggi la chiave di lettura più utile per capire come stanno cambiando i consumi in città.

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Immagine di Giulia Chittaro
Giulia Chittaro
Giulia è responsabile dei contenuti online di Italia Economy. Nel tempo ha guidato l’evoluzione del reparto digitale, affiancando alla gestione editoriale la produzione di articoli originali di analisi socio-economica

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