Città della Scienza: innovazione che genera valore

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Città della Scienza rappresenta uno dei principali poli italiani dedicati alla divulgazione scientifica e all’innovazione applicata. Fondata con l’obiettivo di connettere ricerca, imprese e società civile, la Fondazione IDIS ha trasformato l’area di Bagnoli in un laboratorio permanente di sperimentazione culturale e tecnologica

 Dall’introduzione della guida museale umanoide Aphel ai progetti legati all’intelligenza artificiale e alla salute, fino ai grandi interventi di rigenerazione infrastrutturale, il Science Centre campano sta evolvendo da spazio espositivo a hub strategico per lo sviluppo territoriale. In questa intervista, il Presidente Riccardo Villari racconta la visione che guida Città della Scienza nel rafforzare il ruolo della Campania come ecosistema competitivo della conoscenza.

Il museo come hub di innovazione: Città della Scienza è da anni un punto di riferimento per la divulgazione scientifica. Presidente Villari, in che modo l’innovazione tecnologica – come l’introduzione di Aphel o dei nuovi dimostratori interattivi – sta trasformando il ruolo del museo da luogo espositivo a vero e proprio hub di innovazione per il territorio?

Riccardo Villari

«Città della Scienza non è mai stata un luogo statico, ma un organismo vivo che evolve con la tecnologia. L’arrivo di Aphel lo scorso 24 gennaio negli spazi di Corporea ne è la prova: abbiamo integrato tre unità di un robot umanoide avanzato – sviluppato dalla PMI innovativa Predict S.p.A. – capaci di interagire empaticamente con i visitatori attraverso voce, gesti e sguardi. Aphel è la prima guida museale umanoide stabile in un science centre italiano e rappresenta il cuore del rinnovamento tecnologico previsto per il 2026 a Città della Scienza all’interno del progetto LOGICAMENTE finanziato dalla Regione Campania. Grazie a questi strumenti, il museo si trasforma in un “laboratorio vivo” a Bagnoli: un’infrastruttura al servizio del territorio dove l’intelligenza artificiale diventa un compagno di viaggio che accoglie e orienta, rendendo le tecnologie sviluppate dalle imprese immediatamente fruibili a livello sociale e divulgativo».

Innovazione, accessibilità e impatto sociale: progetti come Aphel e BIO4CARE LAB mostrano come intelligenza artificiale, IoT e scienze della vita possano dialogare con il pubblico. Qual è, secondo lei, il valore aggiunto dell’innovazione quando riesce a diventare accessibile, inclusiva e orientata all’impatto sociale?

«L’innovazione ha valore reale solo se migliora la vita delle persone, uscendo dai laboratori per diventare comprensibile a tutti. Nel nostro Museo interattivo del corpo umano, Corporea lavoriamo per “rendere tangibile l’invisibile”, abbattendo il muro della diffidenza verso la complessità scientifica, Aphel ne è un esempio. Città della Scienza è poi soggetto attuatore del Progetto Strategico Regionale “Manifattur@ Campania: Industria 4.0”e in tale ambito sta realizzando il BIO4CARE LAB – Dimostratore Tecnologico per la Prevenzione e la Gestione delle Malattie Cardiovascolari e Metaboliche, collocato nel Museo Corporea per promuovere una cultura scientifica della prevenzione e dello stile di vita sano. I nostri progetti non sono semplici vetrine, ma dispositivi educativi che permettono a famiglie, studenti, cittadini di fare esperienza diretta dell’innovazione legata alla salute e alla prevenzione. Tradurre contenuti complessi in esperienze interattive e laboratori genera consapevolezza e nuove competenze. L’impatto sociale risiede proprio in questo: trasformare le tecnologie di frontiera (AI, IoT, biotecnologie) in strumenti di empowerment e contrasto alle disuguaglianze educative, orientando giovani – studenti e in particolare le studentesse – verso le carriere STEM».

L’importanza di fare sistema: La collaborazione con la Cattedra UNESCO dell’Università Federico II evidenzia l’importanza delle alleanze tra istituzioni, ricerca e divulgazione. Quanto è fondamentale, oggi, fare sistema per rendere l’innovazione un vero motore di sviluppo territoriale, in particolare in una regione come la Campania?

«È vitale: nell’economia della conoscenza nessun attore basta a sé stesso. La forza di Città della Scienza risiede nella capacità di agire come connettore tra Università, Centri di Ricerca, Istituzioni e tessuto imprenditoriale. La nostra collaborazione con la Cattedra Unesco dell’Università Federico II di Napoli grazie alla Professoressa Annamaria Colao e la partnership con aziende innovative dimostrano che la Campania possiede un ecosistema maturo. Fare sistema significa creare una “filiera corta della conoscenza”: l’idea nasce grazie alla cooperazione con una università o in una startup, viene prototipata e trova qui il luogo ideale per essere validata dal pubblico. Questo modello, condiviso dalla Regione Campania genera valore economico reale e trasforma grandi investimenti – come quelli per il nuovo Science Centre, che dovrà nascere, o il Museo della Vela in programma per l’America’s Cup – in sviluppo duraturo per l’intera comunità».

Guardando al contesto campano, quali sono secondo lei le principali sfide – ma anche le opportunità – per rendere l’innovazione un motore reale di sviluppo economico, culturale e sociale?

«Viviamo una contraddizione: abbiamo eccellenze internazionali ma affrontiamo anche la fuga di cervelli e la dispersione scolastica. La sfida principale è la continuità: dobbiamo rafforzare le competenze digitali e STEM lungo tutto il percorso educativo per trattenere i talenti. L’opportunità strategica risiede invece nel coniugare vocazioni diverse: scienza, turismo, cultura e mare. Il progetto del Museo permanente dedicato alla Coppa America, lanciato con i Circoli Nautici, ne è l’esempio: sarà un luogo dove la tradizione marinara di Napoli dialoga con l’ingegneria dei materiali e la sostenibilità. L’America’s Cup: una opportunità preziosa che vede Napoli protagonista a livello internazionale: se sapremo connettere il capitale umano giovane con il flusso di investimenti sulla rigenerazione urbana di Bagnoli, potremo trasformare il Golfo di Napoli in un distretto dell’innovazione unico al mondo».

In prospettiva futura, quale visione guida il percorso di Città della Scienza nei prossimi anni e che ruolo potrà avere nel contribuire alla formazione delle nuove generazioni e alla costruzione di un ecosistema dell’innovazione sempre più aperto e partecipato?

«La visione è quella di una rinascita completa e definitiva. Con l’annuncio della ricostruzione del Science Centre, avvenuto grazie all’impegno della Regione Campania, abbiamo segnato un punto di svolta storico. Avvieremo a breve la gara d’appalto per un’opera da 70 milioni di euro che restituirà alla comunità non solo ciò che è andato distrutto nel 2013, ma una struttura all’avanguardia, con aree modulari e grandi spazi espositivi. Il nostro ruolo per il futuro è chiaro: essere la casa delle nuove generazioni. Vogliamo che i giovani, frequentando i nostri laboratori di coding, robotica e biologia, non siano solo spettatori passivi del progresso, ma protagonisti attivi. Città della Scienza sarà sempre più una piazza aperta, dove l’interazione uomo-macchina e la sostenibilità ambientale non sono solo temi di studio, ma pratiche quotidiane. Stiamo costruendo le fondamenta affinché Napoli sia una delle capitali europee della conoscenza scientifica».

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Immagine di Milena Banditori
Milena Banditori

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