Con Alessandro Marinella, General Manager della storica maison napoletana, approfondiamo l’evoluzione di E. Marinella tra artigianalità, sostenibilità, innovazione digitale ed espansione internazionale
Fondata nel 1914 da Eugenio Marinella sulla Riviera di Chiaia, la storica maison è oggi un’icona globale a gestione familiare. Con circa 60 dipendenti e un fatturato di 17,73 milioni di euro nel 2024, il brand conserva saldamente la sua identità attorno alla cravatta in twill di seta, emblema di un’eleganza artigianale che fonde il rigore del classicismo inglese con la vivacità della sartorialità napoletana. Ne abbiamo parlato con Alessandro Marinella, General Manager.
In che modo reinterpretate oggi la vostra artigianalità storica per sviluppare nuovi prodotti, materiali e processi produttivi capaci di rispondere alle aspettative delle nuove generazioni?

«Oggi più che mai, conciliare innovazione e tradizione è la sfida più complessa per molti brand del lusso.
Nel tempo siamo stati riconosciuti soprattutto per un prodotto iconico, la cravatta, ma la nostra identità non è mai stata legata esclusivamente a questo articolo: è l’espressione di un sapere artigiano, di lavorazioni manuali e di una cultura manifatturiera che va oltre il singolo prodotto. L’obiettivo è valorizzare il know-how sviluppato negli anni, unendo esperienza e sperimentazione, dall’impiego di nuovi materiali all’introduzione di metodologie contemporanee. Questo percorso ci consente di estendere i nostri valori ad altre categorie di prodotto, ampliando e diversificando l’offerta. L’ambizione è superare l’identificazione con la sola cravatta, affermandoci come espressione autentica di uno stile di vita e simbolo dell’artigianato italiano».
Quanto contano ricerca, sviluppo e sostenibilità nelle vostre strategie industriali e di design? Con quali risultati concreti state sperimentando nuovi materiali e tecniche produttive?
«Investire in ricerca, sviluppo e sostenibilità è oggi fondamentale. Dal 1914, le sete prodotte in Inghilterra sono cambiate profondamente: dai pigmenti più pesanti del passato ai coloranti moderni, oggi prevalentemente vegetali. Questa evoluzione ha richiesto anni di test per garantire intensità e brillantezza durature, evitare il trasferimento del colore sulla camicia e assicurare standard qualitativi sempre più elevati. Parallelamente abbiamo introdotto nuovi materiali con crescente attenzione alla sostenibilità: in collaborazione con Orange Fiber abbiamo lanciato una linea di accessori in fibra d’arancia, innovativa e sostenibile, e stiamo progressivamente sostituendo le polybag in plastica con polimeri completamente biodegradabili. Questi interventi ci avvicinano alle nuove generazioni, più sensibili ai temi ambientali e alla responsabilità sociale d’impresa. Investire in ricerca e sviluppo in modo proattivo è quindi non solo una scelta strategica, ma una condizione essenziale per garantire continuità e futuro all’azienda».
Come interpretate il concetto di innovazione in una maison con oltre un secolo di storia, e come lo state traducendo in digitale, nell’esperienza cliente e nel rapporto con i mercati internazionali?
«La nostra innovazione è soprattutto interna e nasce dall’ottimizzazione continua dei processi, per essere più efficienti e più vicini al consumatore finale. Puntiamo all’omnicanalità, offrendo un’esperienza coerente e riconoscibile in ogni touchpoint, fisico e digitale, così da garantire continuità di relazione e identità. Fin dagli anni Venti, nel nostro storico quartier generale di Napoli, l’accoglienza è un valore fondante. Oggi lavoriamo affinché e-commerce, canali digitali e social non siano solo strumenti di conversione, ma di coinvolgimento e relazione. Il digitale diventa così l’inizio di un percorso esperienziale che conduce allo store fisico, dove il cliente deve sentirsi riconosciuto, accolto e valorizzato, in piena coerenza con l’identità del brand».
Guardando ai prossimi dieci anni, su quali direttrici intendete puntare maggiormente tra espansione globale, nuovi segmenti di prodotto, collaborazioni con start up e centri di ricerca, e nuovi modelli di relazione con la clientela?
«Nei prossimi dieci anni puntiamo a espandere il retail fisico con nuovi store diretti. La presenza nel wholesale resterà limitata, perché non consente un controllo diretto dei punti vendita né un’esperienza pienamente coerente in tutti i touchpoint del brand. Parallelamente rafforzeremo il posizionamento digitale, consolidando l’Italia e sviluppando ulteriormente Europa e, in modo più strutturato, Stati Uniti. Centrale sarà la diversificazione: superare l’associazione esclusiva tra E. Marinella e la cravatta per affermarci come espressione completa del Made in Italy e dell’artigianato italiano in più categorie di prodotto. L’obiettivo è diventare un punto di riferimento internazionale per uno stile di vita che unisce tradizione, qualità manifatturiera e contemporaneità».




