Pasta Cuomo: tradizione, innovazione e identità di Gragnano

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Dalla riscoperta di una storia familiare lunga oltre due secoli alla costruzione di un modello imprenditoriale che unisce produzione, cultura e turismo gastronomico. Amelia Cuomo, CEO dello storico pastificio di Gragnano, racconta come tradizione e innovazione possano diventare leva di sviluppo

Pasta Cuomo è espressione di una forte tradizione artigianale campana. In che modo state reinterpretando questa eredità alla luce delle nuove sfide legate a innovazione tecnologica e competitività internazionale?

«Per me Pasta Cuomo non è solo un’azienda: è la storia viva della mia famiglia e di Gragnano, città riconosciuta nel mondo come capitale della pasta. La nostra è la famiglia di pastai più antica al mondo, con oltre 200 anni di storia negli stessi spazi di produzione. Dal 1820 al 1939 abbiamo mantenuto una continuità produttiva documentata anche da studi storici e archivi universitari e rappresentiamo oggi l’unica realtà superstite tra quelle che hanno reso Gragnano celebre nel mondo. Quando nel 2015, insieme a mio fratello Alfonso, abbiamo deciso di riprendere l’attività rimasta ferma per circa settant’anni, non è stato solo un investimento commerciale: era la realizzazione del sogno di nostro padre, Mariano Cuomo, che voleva restituire vita a un passato che ha contribuito a costruire l’identità pastaia di Gragnano. Reinterpretare questa eredità significa costruire un ponte tra passato e futuro. La tecnologia è al nostro servizio per preservare qualità, tracciabilità e sostenibilità senza tradire l’anima artigianale della produzione. L’heritage non è un vincolo: è il nostro vantaggio competitivo».

Quali investimenti stanno segnando oggi il vostro percorso di crescita?

«Abbiamo concepito Pasta Cuomo come un vero ecosistema di innovazione. Non si tratta solo di produrre pasta, ma di creare un’esperienza e un modello sostenibile. Sul fronte produttivo abbiamo rinnovato l’impianto con tecnologie che consentono di mantenere le fasi tradizionali – impasto, trafila al bronzo e lenta essiccazione – monitorate digitalmente, affinché ogni formato mantenga qualità e porosità ideali. Abbiamo investito anche in ricerca e sviluppo di nuovi formati pensati come elementi di storytelling territoriale, capaci di tradurre cultura e sapore in un linguaggio contemporaneo. La sostenibilità è parte integrante di ogni decisione. Abbiamo implementato pratiche di economia circolare, dalla gestione degli scarti di produzione alla scelta di packaging responsabili, con l’obiettivo di generare un impatto ambientale e sociale positivo. La digitalizzazione, inoltre, ci consente di offrire esperienze multimediali e tour virtuali del nostro museo, con contenuti interattivi che raccontano la nostra storia e quella di Gragnano. Il nostro percorso di crescita si fonda su un modello integrato che ho definito “Radici di Successo”: le radici rappresentano la nostra identità storica e il legame con il territorio; il successo è la capacità di trasformare quell’identità in valore economico, culturale e sociale contemporaneo».

In un contesto in cui qualità e identità territoriale sono sempre più centrali, come si costruisce un equilibrio tra radicamento locale e visione globale?

«Il radicamento locale è il nostro punto di forza e non lo intendo solo come luogo geografico, ma come identità culturale e patrimonio di saperi. È qui, in via Roma a Gragnano, che i miei avi lavoravano il grano duro con metodi oggi studiati come espressione di archeologia industriale. Da questa identità nasce il nostro modello di business: non siamo solo un pastificio, ma un ecosistema che unisce produzione, museo, ristorante ed experience gastronomiche. Abbiamo creato un percorso che combina produzione, turismo, storia e cucina affinché chi visita il nostro mondo viva la pasta come esperienza completa. Questo equilibrio si costruisce restando ancorati alla nostra terra ma aprendo la nostra narrazione al mondo. Partecipiamo a eventi internazionali e portiamo i nostri formati oltre confine, con la consapevolezza che l’autenticità è ciò che ci distingue. Il modello Pasta Cuomo dimostra che si può essere profondamente radicati e allo stesso tempo internazionali. Il nostro sistema integra produzione, cultura e turismo creando sostenibilità economica, grazie alla diversificazione dei ricavi; sostenibilità sociale perché genera occupazione e formazione locale; e sostenibilità ambientale, attraverso processi efficienti ed economia circolare. La visione globale nasce proprio dalla forza dell’identità locale: più siamo autentici, più diventiamo competitivi nel mondo».

Guardando ai prossimi anni, quali saranno le leve strategiche su cui Pasta Cuomo intende puntare?

Amelia Cuomo

«La nostra strategia si basa su alcune leve fondamentali. La prima è l’innovazione del prodotto: continueremo a sviluppare nuovi formati di pasta capaci di rispondere alle esigenze contemporanee senza tradire la storia di Gragnano. Alcuni dei nostri formati, come Mai ’na gioia, sono già riconosciuti per la loro originalità e candidati a premi di design come il Compasso d’Oro.

Un’altra leva è la valorizzazione dell’heritage: vogliamo consolidare il ruolo del nostro museo della pasta come centro culturale, educativo e turistico. Puntiamo inoltre su sostenibilità sistemica e rafforzamento del nostro modello integrato che unisce produzione, cultura e turismo gastronomico. Come membro del direttivo di Museimpresa, credo molto anche nella rete territoriale e nella collaborazione tra imprese, istituzioni culturali e formazione. Se Gragnano è diventata la città della pasta è stato grazie a una comunità produttiva; oggi vogliamo contribuire a una nuova stagione di crescita condivisa.

Il nostro sogno non è solo produrre pasta di qualità, ma fare della nostra storia uno strumento di innovazione culturale e sociale, generando valore per Gragnano, per l’agroalimentare italiano e per chi nel mondo cerca autenticità, memoria e gusto in ogni piatto dimostrando che quando si ama la propria terra e si investe con visione, le radici diventano la base più solida per costruire il futuro».

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Immagine di Cinzia Funcis
Cinzia Funcis
Coordinatrice di redazione e giornalista

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