L’innovazione non nasce soltanto nei laboratori tecnologici: spesso prende forma nei luoghi in cui idee, linguaggi e sensibilità artistiche entrano in dialogo. A Napoli, HSS – Polo per le arti performative rappresenta proprio questo: uno spazio in cui la cultura diventa motore di trasformazione
Qui arti performative, creatività e sperimentazione si incontrano dando vita a un processo di rigenerazione culturale, capace di restituire senso ai luoghi e nuove possibilità a una comunità artistica in continuo movimento. Ne abbiamo parlato con Sara Foglia, direttrice artistica e fondatrice di HSS – Polo per le arti performative.
HSS – Polo per le arti performative nasce come luogo dedicato alla produzione creativa. Qual è stata la visione che ha guidato la nascita di questo progetto?

«HSS nasce da un progetto familiare, privato. La nostra intenzione era quella di mettere in dialogo le diverse competenze presenti all’interno della nostra famiglia, dando vita a qualcosa che potesse tenerci uniti e allo stesso tempo esprimere le nostre passioni e visioni. L’incontro con questa struttura ha rappresentato una vera svolta, ci ha spinti a investire in uno spazio che possiede una forte identità e una storia capace di parlare da sé. Da lì è nato il desiderio di costruire non solo un contenitore ma anche un programma di contenuti, attraverso incontri, attività e progetti che oggi animano il luogo e ci auguriamo saranno sempre di più. La memoria industriale di questo edificio, Ex fabbrica Pirelli, è stata profondamente ispirante per il nostro percorso. In un territorio come Napoli Est, un progetto di questo tipo può apparire ambizioso ma proprio questa dimensione ci ha motivati ancora di più. Trasformare uno spazio nato per produrre materia in un luogo capace di generare linguaggi, visioni e relazioni è stato per noi un gesto audace ma consapevole, nato dalla convinzione profonda nelle potenzialità della città e del suo territorio».
Oggi si parla molto di innovazione, ma raramente in relazione alla cultura. Dal suo punto di vista, cosa significa davvero innovazione culturale?
«Dal mio punto di vista, innovazione culturale significa innanzitutto comprendere quali strategie, competenze e visioni possano essere messe in dialogo per sostenere e far crescere iniziative culturali. Significa sperimentare, mettersi in gioco e creare contesti in cui linguaggi diversi possano incontrarsi. Per noi innovazione culturale è anche la capacità di immaginare nuove modalità di collaborazione, costruendo relazioni con il territorio, facendo rete e favorendo scambi tra artisti, istituzioni e comunità. In questo spazio nascono molte idee che speriamo di poter concretizzare progressivamente, attraverso progetti, incontri e percorsi condivisi.
È, in fondo, una forma di proposta, la volontà di offrire visioni nuove e di aprire possibilità, creando occasioni di dialogo e di crescita culturale».
All’interno dell’hub convivono linguaggi artistici diversi – danza, teatro, musica, audiovisivo. Quanto è importante oggi la contaminazione tra discipline per generare nuove forme di espressione e di ricerca?
«Suono, corpo, immagine, architettura e parola convivono naturalmente all’interno dello stesso spazio creativo. Allo stesso tempo è anche una scelta consapevole, rompere le gerarchie tra discipline significa mettere in discussione le gerarchie stesse e permettere ai diversi linguaggi di coabitare in un unico sistema. In questo modo ciascun linguaggio può dialogare con l’altro, generando nuove possibilità espressive e nuovi percorsi di ricerca. Essere consapevoli di questa coesistenza significa anche riconoscere la ricchezza e la meraviglia che nascono dalla condivisione e dall’incontro tra pratiche diverse. Per questo abbiamo voluto indicare nel nostro logo il concetto di “hub delle arti performative”, proprio per sottolineare la volontà di creare un luogo in cui i linguaggi possano incontrarsi, contaminarsi e crescere insieme».
Napoli è una città con una straordinaria energia creativa. In che modo uno spazio come HSS – Polo per le arti performative può contribuire alla rigenerazione culturale della città e alla crescita delle nuove generazioni di artisti?
«Napoli ha una tradizione artistica potentissima e ne siamo profondamente orgogliosi; anche per questo abbiamo scelto di restare e crederci qui. L’obiettivo è diventare un punto di riferimento, un polo attrezzato capace di accogliere le realtà che operano in ambito culturale e soprattutto, gli artisti che qui possono trovare uno spazio in cui formarsi, confrontarsi e muovere i primi passi in un ambito complesso come quello artistico.
Il nostro sogno è portare il mondo qui, piuttosto che essere sempre costretti a cercare ascolto altrove. Vogliamo creare le condizioni perché passioni e talenti possano crescere e ritrovarsi in questo territorio, valorizzando quel potenziale creativo che Napoli possiede da sempre.
Ci auguriamo che il progetto venga accolto positivamente dalla città. Da parte nostra, cercheremo di prenderci cura, offrendo loro tempo, spazio e attenzione per la ricerca e la sperimentazione, elementi sempre più rari ma fondamentali per la crescita artistica. Vorremmo diventare un hub al servizio delle principali realtà artistiche e culturali del territorio, promuovendo la creazione di una rete solida di collaborazioni e partnership.
Siamo consapevoli della sfida, ma pronti ad affrontarla con entusiasmo».




