SCM SIM e il futuro del Mezzogiorno: la ricetta per trasformare le fragilità in valore
L’intervista ad Antonello Sanna: IA, finanza straordinaria e visione strategica per la crescita del tessuto produttivo del Sud
Per il secondo dossier Disegnare il futuro Campania, Antonello Sanna, AD di SCM SIM S.p.A., analizza le sfide delle PMI tra rivoluzione digitale e finanza strategica. In questa intervista, l’integrazione dell’IA, l’accesso ai capitali privati e la cultura d’impresa emergono come leve fondamentali per trasformare l’incertezza del Mezzogiorno in opportunità di crescita e visione di lungo periodo.
Disegnare il futuro Campania mette al centro l’innovazione come leva di sviluppo per imprese e territori. Dal vostro punto di osservazione, che cosa significa oggi innovare per una PMI: introdurre nuove tecnologie, ripensare i modelli organizzativi o costruire una visione più strutturata del futuro?
«Significa immaginare il futuro e introdurre nuove tecnologie e, conseguentemente, ripensare i modelli organizzativi. Provo ad essere più preciso: stiamo assistendo a una seconda rivoluzione digitale, quella dell’IA. Abbiamo capito che è un game changer, un passo storico nell’evoluzione tecnologica, ma non è ancora chiaro come si possa applicare in azienda per snellire i processi e automatizzare tutte le attività a basso valore aggiunto. Quindi, mia personale visione, occorre mappare l’azienda, definire dove la persona fa la differenza e ripensare tutti i processi che non ha senso che siano svolti da umani. Non è poco, ma occorre iniziare per continuare a essere competitivi».
Il tessuto imprenditoriale campano e, più in generale, quello del Mezzogiorno esprime energie, competenze e capacità di iniziativa, ma deve confrontarsi anche con fragilità strutturali e scenari economici complessi. Quali strumenti possono aiutare gli imprenditori a trasformare l’incertezza in progettualità e crescita?
«Leggendo i dati, sembrerebbe che le fragilità del territorio siano diventate opportunità per molte aziende. Mi riferisco alla crescita dell’occupazione e del PIL che nel 2025 – ed è il quarto anno consecutivo – sono cresciuti più al sud che al nord. Vero è che i numeri di partenza sono diversi, ma è un segnale importante di cambiamento. Gli scenari geopolitici, l’intelligenza artificiale, il reshoring in atto, hanno dato vita a una profonda trasformazione che sta generando opportunità per chi abbia voglia di competere. Il sud presenta costi del lavoro inferiori rispetto al nord e una forza lavoro mediamente più motivata a colmare il gap sui salari. E, dunque, gli strumenti per gli imprenditori: accesso ai capitali non solo attraverso il sistema bancario, storicamente più rigido al Sud, ma accesso al capitale privato attraverso fondi, club deal o Borsa – non solo italiana, ma tedesca o francese; pianificazione del business, con lettura degli scenari e visione strategica dell’azienda nel futuro; infine, sviluppare la capacità di fare rete attraverso associazioni di categoria che consentano di esprimere un’energia che la singola azienda non può avere.
È esattamente la logica su cui stiamo lavorando anche in altre regioni, e che riteniamo replicabile ovunque ci sia una base imprenditoriale vitale, ma frammentata: dare struttura, metodo e strumenti di pianificazione a chi finora ha fatto crescere l’azienda soprattutto con l’intuito e il sacrificio personale».
In molte imprese, l’innovazione richiede investimenti, pianificazione e una maggiore consapevolezza finanziaria. Quanto è importante affiancare gli imprenditori non solo nella gestione del patrimonio, ma anche nella lettura dei rischi, delle opportunità e delle scelte strategiche di lungo periodo?

«Sono temi fondamentali, perché viviamo in un mondo molto più complesso rispetto a qualche anno fa. Il COVID ha dato vita a profonde trasformazioni che erano già in atto, ma che si sarebbero verificate con tempi molto più dilatati rispetto a quanto accaduto. Quindi, la visione dell’imprenditore deve passare da tattica a strategica, pensando non solo al profitto, ma anche al futuro dell’azienda stessa e ai rischi che possono minare la realizzazione dei piani di medio-lungo periodo. Con una strategia chiara, si possono identificare le opportunità, le tendenze e gli scenari che occorrerà affrontare o, meglio, sfruttare».
Guardando al futuro dei territori, quale ruolo può avere una realtà come SCM SIM nel contribuire alla diffusione di una cultura d’impresa più orientata all’innovazione, alla sostenibilità e alla costruzione di reti tra imprese, capitali, competenze e nuove generazioni?
«La diffusione della cultura d’impresa, dell’innovazione, e, soprattutto, la condivisione di esperienze e di competenze, fanno parte della nostra missione. Stiamo lavorando con le imprese perché si diffonda la consapevolezza che l’azienda è un soggetto economico di interesse pubblico, che contribuisce al benessere del Paese e che ha una funzione strategica per la formazione di personale qualificato, per la competitività e per il posizionamento italiano. In qualche modo, occorre comprendere che l’azienda è, insieme all’ordinamento scolastico, il principale attore nella costruzione del futuro del Paese».




